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Acquisti Il catalogo di Mistral consigliava di riservare un certo spazio in valigia per gli acquisti e... porca miseria quanto aveva ragione! Perfino io, che tradizionalmente torno a casa solo con le foto, mi sono lasciato "prendere" dal consumismo cinese: vi consiglio quindi di tenere bene a mente sia spazio che peso liberi per lo shopping.
Il discorso é però un po' più complesso e presenta a volte alcuni lati molto poco piacevoli. Le guide locali appartengono per la stragrande maggioranza all'organizzazione statale CITS, e si sa che lo stipendio statale non é un granché in quei paesi dall'economia in gran parte privata. Cosa succede, quindi? Dopo le visite verrete spesso fatti passare attraverso il classico gigantesco store, pieno di ogni articolo papabile per turisti e la guida prenderà una commissione sul totale degli acquisti fatti dal vostro gruppo. A volte la cosa é stata vissuta molto bene, senza alcuna pressione più o meno velata per l'acquisto, ma non é sempre stato così: ad Hangzhou abbiamo assistito ad una - breve - spiegazione su come si coltiva il té verde, le epoche di raccolta e cose del genere, seguita da nostro imbarazzantissimo silenzio in risposta alla richiesta di chi voleva acquistare barattoli del té (ad un prezzo mica da ridere, aggiungo io). Alla fine siamo usciti dalla stanza MOLTO a disagio, e vi lascio immaginare come ci sentivamo DENTRO... La signora che ci aveva Nel catalogo si mette in guardia il viaggiatore da queste spiacevoli evenienze, che oltretutto occupano una parte di tempo non trascurabile, ma non ci si può fare niente se non armarsi di santa pazienza. In ogni caso, la Cina é comunque rinomata per diversi articoli, che alla fine val comunque la pena comprare. Al vertice della "classifica" troviamo la seta, giada, cloisonné, dipindi su carta, medicine tradizionali, oggetti d'antiquariato, libri e mappe sulla Cina, kit per scrivere alla maniera tradizionale, oggetti in lacca, ricami, confezioni di té verde, abbigliamento cachemire e in generale, CHI più ne ha più ne metta! Esistono semplici regole da seguire per non cadere in fregature o guai legali. Partiamo da questi ultimi: se acquisterete veri oggetti d'antiquariato (lo capirete dal prezzo e dall'essere esposti in negozi "seri"), prestate attenzione al sigillo di ceralacca rosso che DEVE essere presente per consentirvi di portarli fuori dal paese. Il negoziante deve anche rilasciare una regolare ricevuta. Al controllo di sicurezza potrebbero farvi aprire la valigia e, in mancanza del sigillo, trattenervi sicuramente l'oggetto in questione (SENZA rimborso dei soldi!). Per quanto riguarda la seta e la giada, é buona norma evitare le bancarelle perché sicuramente gli oggetti esposti sono fatti di materiali "alternativi". Comprare questi 2 materiali nei negozi che danno una commissione alle guide vi farà spendere di più rispetto alle bancarelle - ovviamente - ma almeno sarete sicuri di evitare imitazioni. Se la pubblicità é l'anima del commercio, la contrattazione ne é certamente il sale. Questa mia piccola considerazione si applica perfettamente agli acquisti che farete per bancarelle (quando il prezzo é esposto, invece, non si può trattare). Non é facile condurre una trattativa proficua (e io sono l'ultima persona che può darvi consigli in merito), ma da quello che ho potuto apprendere, ci sono 2 diversi approcci possibili: - il venditore può iniziare sparando un prezzo ridicolmente alto, come successo per il "Mao-watch", offerto ad un componente del mio gruppo per 250 yuan! Qualche battuta al ribasso (aiutata dallo scrivere le cifre su una provvidenziale calcolatrice: pochi ambulanti capiscono l'inglese. Per lo più sono persone giovani che evidentemente lo hanno studiato a scuola) e il prezzo é sceso ad un più decente 25 yuan - mi sembra - il venditore può esordire con un "You say what?" che può mettere un poco in difficoltà, perché se si spara subito un prezzo troppo basso si parte col piede sbagliato Non dovete pretendere sempre e comunque di arrivare ad un decimo del valore inizialmente proposto, ma arrivare al 25-30% é già un gran bel risultato. Qualche persona "tenera" di cuore potrà pensare di commettere una sorta di ladrocinio nei confronti dei poveri commercianti cinesi: toglietevelo dalla mente! Se la trattativa va in porto il commerciante realizza comunque un guadagno: mica pensate che venda in perdita solo perché chi gli sta di fronte é un occidentale!! Avrete sicuramente letto che la Cina é il paradiso delle copie pirata dei cd, anche musicali... confermo che é vero! Proprio di fronte all'albergo di Suzhou c'era un grande magazzino (GRANDE nel vero senso della parola!) con un reparto dedicato ai cd musicali: ebbene, il più costoso portava il prezzo di 15 yuan. Appena ho visto "The Wall" costare circa 2 euro (invece dei 35 che spesi a suo tempo in Italia) m'é venuto un moto di commozione! Ne ho approfittato per comprare il best di Phil Collins, degli Wham!, dei Beatles e un doppio cd dei Bee Gees per un totale di 50 yuan. Intendiamoci: ero perfettamente conscio che si trattavano di cd masterizzati, ma se non ne avessi colto l'occasione... Ovviamente c'era anche una grande sezione votata agli artisti locali, ma ho preferito soprassedere (anche perché non si capiva se suonassero musica tradizionale o pop). Se farete anche voi un tale tipo di acquisto, non aspettatevi leaflet interni dotati dei testi delle canzoni, custodie di plastica molto resistenti agli urti o altre finezze occidentali: per quel prezzo cosa pretendete? In ogni caso, il suono che scaturirà dal vostro sistema audio sarà quello dei cd che comprate a 21 euro qua in Italia (checché ne dicano gli audiofili). Certo, le note legali nel retro dei cd sono... come dire... "casalinghe". Qui di seguito cito un esempio: « all rights of minufacturer and of the owner of the recorded workservedunavuthorized copying. hiring. renting. publicper and formince and broad casting of this recording is prohibited.» Se invece avete crisi morali e non ve la sentite di acquistare copie pirata, non disperate: é possibile trovare cd dal costo "occidentale" (presumibilmente originali, quindi). A Beijing ho potuto vedere prezzi sui 160 yuan, ovvero i nostri 20 euro: se vi va di spendere tanto, accomodatevi pure! In qualsiasi negozio vi recherete noterete una seccante tendenza - seccante almeno dal mio punto di vista: non farete neppure in tempo a pensare di avvicinarvi a qualsiasi oggetto esposto che l'onnipresente commesso/a ve lo mostrerà e vi dirà il prezzo (o comincierà col trattare, dipende se c'é il cartellino). Grrrrr! Noi italiani non siamo abituati ai commessi così oppressivi, ci piace guardare con calma, ma in Cina ci si deve fare l'abitudine. Qualora il personale non si precipiti su di voi, si "limiterà" a gironzolare nel negozio, tenendovi costantemente d'occhio. Stessa cosa a Xi'an e a Beijing, in occasione delle 2 cene nei "privé": c'era costantemente una signorina dietro alle nostre spalle. Non capiva l'italiano, questo no, ma ci faceva sentire sempre sotto controllo, imbarazzandoci. Uffa, altro che Grande Fratello: andate a fare compere in Cina e poi mi saprete dire! |
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