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10/10/2002  -  11/10/2002  -  12/10/2002

   La giornata del 10 Ottobre é cominciata decisamente presto (e con alti e bassi, come vedrete poi): sveglia alle 6 e partenza alle 7, o giù di lì... sigh, ma non dovevo essere in vacanza? Tanto per stare leggero, ho fatto la solita colazione abbondante, poi, fendendo la tipica nebbia/smog/muraglia compatta di Xi'an, ho affrontato il tragitto verso l'aeroporto con l'espressione ancora assonnata (come del resto gli altri 6). A dire la verità, un pensiero mi ronzava nella testa: la sorte delle valigie. Le avevamo messe fuori dalla camera la sera prima alle 22, un anticipo che - almeno a me - era parso decisamente eccessivo, ma in teoria si sarebbero ugualmente imbarcate nel nostro stesso aereo. Non avevamo idea di come la cosa sarebbe potuta succedere (un esempio per tutti: se gli addetti alla sicurezza avessero avuto bisogno di aprirle?) ed eravamo "abbastanza" scettici che le avremmo mai ritrovate a Beijing, ma si sa: la speranza é l'ultima a morire...

   Sbrigate le classiche formalità (non mi é riuscito di evitare alle pellicole i raggi-x, nonostante le avessi poste in un sacchetto di plastica), abbiamo atteso la partenza del nostro aereo che ci avrebbe portato verso l'ultima tappa del viaggio. Una volta atterrati a Beijing... sopresa sorpresa: con nostra grande meraviglia TUTTE le valigie sono sbucate dal nastro trasportatore!! La contentezza si é presto tramutata in apprensione mista a scocciatura quando, facendoci largo in una folla dalla consistenza cinese, siamo arrivati nella hall degli arrivi senza vedere la guida locale.

   Zeng, dopo averla cercata inutilmente tra la folla, ha telefonato in agenzia e ci ha comunicato che sarebbe arrivato... noi ci figuravamo un'attesa molto lunga ma dopo pochi minuti "Giovanni" (italica traduzione del suo nome, suggerita da lui stesso per altro!) ci ha raggiunti. Dopo un piccolo disguido nel trovare il piano dell'aeroporto che dava sul parcheggio, abbiamo raggiunto il minibus che ci avrebbe accompagnato per tutta la permanenza nella capitale. Durante il tragitto verso il centro abbiamo purtroppo registrato la presenza dell'onnipresente nebbia, ma almeno "Giovanni" ci ha fatto subito una bella impressione: giovane, dall'italiano fluente, si é rivelato molto simpatico.

   Siccome le camere dell'albergo non erano ancora pronte, siamo entrati subito nel vivo della città andando a visitare 2 pezzi pregiati: Piazza Tian'anmen e la Città Proibita! Quando si dice non predere tempo.

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   Mentre gironzolavo per Piazza Tian'anmen ero alquanto incredulo: voglio dire, stavo veramente passeggiando in un luogo che fino all'altro ieri avevo sentito solo nei tg!! Era una sensazione irreale, da sogno, durata fino a quando ho posato l'occhio sulle transenne dividi-corsia delle strade lì a fianco: erano dello stesso tipo di quelle che gli studenti lanciavano inutilmente contro i mezzi blindati dell'esercito durante "quella" notte del Giugno 1989. Allora ho realizzato che non stavo sognando, che ero realmente in un luogo dove erano morte tante persone. Questo brusco richiamo alla realtà si é rafforzato quando "Giovanni" ci ha fatto notare come il Monumento agli Eroi del Popolo (foto n° 3) fosse stato transennato e presidiato dai soldati proprio dopo la rivolta: gli studenti vi avevano installato il loro "quartier generale" e il governo non voleva che si trasformasse in un luogo di culto per gli scontenti del regime. Ho scrutato il Monumento col tele per tentare di vedere i segni dei proiettili che la guida sosteneva fossero ancora visibili, ma credo il governo abbia fatto "riparare" da tempo il granito con cui é fatto.

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   Nel bene o nel male, questa piazza e l'area circostante sono sempre state importanti nella vita dei cinesi: in epoca Imperiale non esisteva, naturalmente, ma il suo posto era occupato dagli edifici che ospitavano ministeri fondamentali per l'Impero (dei Riti, dei Lavori pubblici, della Guerra e della Giustizia). La Porta della Pace Celeste (Tian'an Men) posta a nord della zona che dava accesso alla Città Proibita ha sempre svolto da punto di aggregazione nelle manifestazioni anti-imperiali e anti-occidentali. Nel 1949 fu proprio dall'alto di quella Porta che Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare. Nello stesso anno furono iniziati i lavori per dotare la città e la Cina di un punto di aggregazione mai visto prima (Piazza Tian'anmen, appunto): terminata nel 1959, ha sempre dato a chi ci camminava (noi compresi, ovviamente!) una sensazione di sterminata vastità. E così non poteva che essere: le dimensioni sono 500 x 800 metri, ovvero 40 ettari!

   Dalle proporzioni e bruttezza tipicamente sovietiche, un solitario edificio rompe lo sviluppo orizzontale della Piazza: é il Mausoleo dove riposa la salma imbalsamata di Mao. Posto a Sud del Monumento agli Eroi del Popolo, fu eretto nei soli 9 mesi seguenti la morte di Mao da 700.000 volontari non pagati provenienti da tutta la Cina. C'é generalmente una lunga fila di persone in attesa di poter dare un'occhiata sfuggente alla salma di Mao (non ci si può fermare una volta entrati al suo interno), segno più che evidente che il culto della sua personalità non é morto con lui. Forse per ingentilire il grosso edificio (260 x 220 metri), tutto attorno c'é un parco con pini, alberi da frutta, fiori... ma il risultato é stato penoso!

   La mia breve disamina di Piazza Tian'anmen non può che terminare con i 2 edifici, anch'essi costruiti in chiaro stile sovietico: sul lato ovest si stende il Palazzo dell'Assemblea del Popolo (dotato di un auditorium con 10.000 posti a sedere e 30 gigantesche sale in rappresentanza di ognuna delle 30 provincie) e sull'altro lato della Piazza c'é il Museo della Storia e Rivoluzione Cinese (che grazie al cielo non abbiamo visitato, perché ci vorrebbe un giorno intero per girarlo tutto, colpi di sonno a parte).

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   Mentre attraversavamo la Porta col faccione di Mao (foto n° 5, ovviamente!) non stavo realizzando bene che mi stavo avvicinando ad una meraviglia presa di peso da una fiaba, ma quando ho visto la Città Proibita... beh, mozzafiato! E' molto comodo dire che sono rimasto senza parole, ma é successo davvero così! Forse solo "L'ultimo Imperatore" di Bertolucci può dare una vaga idea dell'imponenza e bellezza del luogo, ma vederlo coi proprio occhi... Ogni passo vi porta a scoprire un angolo diverso, sempre bello, degli edifici, dei cortili sterminati (misurando 72 ettari, di spazio ce n'é in abbondanza!), delle statue dei leoni, dei più diversi particolari architettonici: come minimo ci vorrebbe un giorno intero per vederla tutta, ma noi ci siamo dovuti accontentare di un paio d'ore, SIGH. Per non allungare ulteriormente questa pagina (che già non é corta di suo), ho pensato di trasferire le relative informazioni storiche in una pagina separata, che si aprirà in un'altra finestra del vostro browser se cliccherete qui.

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   Il pomeriggio volgeva al termine, quindi abbiamo raggiunto l'hotel che ci avrebbe ospitato fino alla partenza per l'Italia. Molto bello (5 stelle a conduzione giapponese), aveva in pratica la "vista tangenziale", affacciandosi sul Janguomen Dajie, uno dei viali più importanti di Beijing. Consultando la mappa posta sul biglietto da visita dell'hotel abbiamo visto che eravamo alla stessa altezza di Piazza Tian'anmen, ed é scattata subito l'operazione passeggiata! Abbiamo naturalmente prima cenato all'occidentale (buffet, come al solito, fornito e buonissimo), dato che il pranzo - anch'esso consumato a Beijing - non era stato molto di nostro gradimento. Purtroppo abbiamo dovuto lasciare in albergo Silvia per via di problemi fisici, e naturalmente Claudio.

   Tutto sommato, hanno fatto bene a rimanere in albergo (anche se per motivi tutt'altro che carini): la passeggiata é durata 45 minuti, ad un ritmo molto alto (e quindi c'é venuto il dubbio di aver percorso diversi chilometri! Per la precisione, tra andata e ritorno: 7,2), tra uno smog che diverse volte ci ha fatto lacrimare gli occhi. Una volta arrivati in Piazza... beh, ce l'aspettavamo un po' più bella di notte. Ha rialzato il tono della serata lo spettacolo della Porta della Pace Celeste tutta illuminata, faccione di Mao compreso! Degno di nota é stato il non aver avuto alcun problema con la popolazione (si sa, la notte può far venire brutte idee, specie nei confronti di uno sparuto gruppo di occidentali), a parte un episodio: i miei compagni mi hanno detto che mentre stavo fotografando il faccione di Mao un cinese m'ha scoccato un'occhiataccia! Forse era un polizotto in borghese, o uno a cui stavano sulle scatole gli occidentali... mah. In ogni caso, neppure passeggiando lungo i sottopassi - indispensabili, perché attraversare il viale in superficie é un suicidio - abbiamo incontrato tipi sospetti.

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   Per quanto il pomeriggio del 10 é stato bello, la mattina dell'11 Ottobre é stata orribile (per me). Durante il tragitto al Tempio del Cielo "Giovanni" ci ha propinato un tale cumulo di stronzate sul Tibet che mi ci é voluto del bello e del buono per non mettermi ad urlare. Speravo di passare tutta la vacanza senza dovermi sorbire nessuna tirata patriottica, ma così non doveva essere. Il tempo, che prometteva di essere un po' meglio del giorno precedente, e la trascendente bellezza del luogo hanno smussato un po' la mia incazzatura.

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   Che é prontamente ripresa quando abbiamo visto il pranzo in stile cinese... la noia estrema di dover mangiare più o meno gli stessi patti si stava facendo sentire pesantemente. Superata anche quella prova culinaria (di cui però non conservo alcun particolare ricordo; forse l'ho cancellata apposta dalla memoria), ci siamo diretti al Palzzzo Imperiale d'Estate. Quello che sto per dire apparirà spocchioso, ma... beh, mi aspettavo di più! E' pur sempre un complesso di edifici bellissimo, ma forse a causa della nebbia (foto n° 27 per un lampante esempio) l'emozione che mi ha dato non é stata fortissima.

   Ancora più vasto della Città Proibita (290 ettari, ma 3/4 coperti dal Lago Kunming), ufficialmente é chiamato Yiheyuan, ovvero il "Giardino dove si coltiva la Concordia" (ci credo anch'io che i nomi ufficiali non vengono mai usati... sono un po' più incasinati, no?!). Il primo parco imperiale con palazzo sorse in questo sito nel 1153, dietro ordine il 1° Imperatore della Dinastia Jin. Fu col 2° Imperatore che l'estensione lacustre venne ampliata. La struttura rimase inalterata fino all'Imperatore Qianlong che, in onore della madre, fece intraprendere importanti lavori tra il 1736 e il 1796.

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   Il sito si rese inconsapevolmente responsabile della disfatta militare cinese nei confronti delle potenze straniere perché l'Imperatrice Cixi usò i fondi destinati al potenziamento della Marina militare per restaurare gli edifici, andati in rovina dopo la morte della madre del'Imperatore Qianlong. Siccome piove sempre sul bagnato, il Palazzo d'Estate venne saccheggiato, soprattutto dalle truppe anglo-francesi, in seguito alla vittoria delle truppe occidentali contro i Boxers, nel 1900. Ulteriormente rifornito di preziosi arredi nel 1902, divenne proprietà privata dell'ultimo Imperatore con l'avvento della Repubblica. Venne aperto al pubblico solo nel 1924.

   Essendo così vasto, la nostra visita ha coperto un'area del Palazzo d'Estate ancora più ristretta rispetto al solito, vuoi per la presenza della nebbia (avremmo potuto fare una crociera sul lago, ma non avremmo visto una mazza - basta osservare la foto n° 27), vuoi per essere andati via alle 15,10 (grrrr, il solito problema delle escursioni in Cina: fai tutto in fretta per poi finire prestissimo). Abbiamo comunque potuto ammirare alcune costruzioni molto interessanti:
- il Palazzo della Benevolenza e della Longevità (Renshou Dian): l'Imperatore vi teneva le udienze ed é possibile vedere il paravento dietro al quale Cixi regnava effettivamente sul paese
- il Corridoio Lungo (Chang Lang): unisce la riva nord del Lago con le principali strutture attigue. E' lungo 728 metri, tutti coperti da un tetto in legno, riccamente dipinto con ben 17.000 scene storiche e mitologiche (fortunatamente ci sono anche molte uscite durante il percorso!)
- il Palazzo delle Nuvole Ordinate (Paiyun Dian): l'edificio si erge su una terrazza di pietra e Cixi vi festeggiava il compleanno
- la Barca di pietra: (foto n° 28) beh, il nome dice tutto! Per restaurarla, l'Imperatrice Cixi stornò i fondi destinati alla Marina Militare. Serviva come imbarcadero all'Imperatore Qianlong.

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   La giornata non poteva essere finita alle 15,10, giusto?! Siamo quindi andati a vedere un laboratorio artigiano che produceva il cloisonné. Strano ma vero, la pressione per acquistare i prodotti é stata inesistente e contemporaneamente abbiamo potuto vedere dal vivo quest'arte che é in grado di produrre soprammobili fantastici. Certo, per acquistare qualcosa dovevamo aprire un mutuo (unica volta che abbiamo visto prezzi "occidentali"), ma il costo era effettivamente in linea con la bellezza degli oggetti. E con la pazienza disumana richiesta dal lavoro!

   La serata prevedeva la cena libera, ma anche la possibilità di vedere l'opera cinese... come potevamo perdere questa occasione?! A dire la verità, io ero abbastanza scettico ma per non fare la parte dell'asociale (mi ero già staccato dal gruppo quella sera a Shnaghai e non volevo ripetermi) mi sono unito agli altri. Da un certo punto di vista é stato il momento più divertente dell'intero tour!! Dall'altro, una fregatura che ricorderò per tutta la vita. Già il tragitto in minibus verso il teatro é stato una comica per via di un ingorgo pauroso che ha messo in forse il nostro arrivo in tempo. Poi, il famoso "teatro": un buco con una 50ina di posti a sedere (che però dall'esterno sembrava una figata cosmica). I nostri posti, costati la bellezza di 160 yuan, erano in PRIMA fila (senza che l'avessimo richiesto, per altro), così tra le altre cose abbiamo potuto vedere l'"orchestra" che suonava dietro alle quinte per tutta la durata dello spettacolo.

   E qui mi permetterete di aprire un paragrafo a parte: l'opera era divisa in 3 atti - senza alcun cambio di scenografia. Beh, ora che ci penso, manco c'era la scenografia! Il primo vedeva un combattimento "al buio" frutto di un equivoco fra 2 personaggi "buoni". Il 3° era un combattimento fra il "buono" e una torma di malintenzionati; ambedue sono stati a tratti molto spettacolari. Ma il clou, la cigliegina sulla torta, chiamatelo come vi pare, é stato il 2° atto: avete presente una trasmissione di qualche anno fa, su Rai 3, chiamata "Hollywood Party"? Tra gli altri c'era un personaggio chiamato Irina Skassalkazzayia (lampante parodia delle cantanti liriche). Vi GIURO che la tipa del 2° atto era UGUALE!!! Gianluca é subito crollato dalle risa, seguito da me e da Claudio! Gianluca almeno aveva la telecamera, dietro la quale si riparava per poter ridere a crepapelle, ma io e Claudio NO! Ogni tanto riprendevo il controllo sull'attività respiratoria, ma osservando Claudio con la coda dell'occhio vanificavo tutti i miei sforzi! Se possibile, le cose sono peggiorate quando proprio Claudio l'ha paragonata a Irina, gettandomi sul fondo di una crisi isterica di riso!! Solo per puntualizzare: Paola aveva le lacrime agli occhi!

   Grazie al cielo la rappresentazione é finita e siamo potuti finalmente risalire sul minibus. Solo per vedere il girato di Nicola: non l'avessimo MAI fatto!! Giù a ridere ininterrottamente dal teatro all'albergo! "Giovanni" si é rabbuiato, forse offendendosi per il nostro atteggiamento nei confronti dell'opera cinese, ma considerando la fregata stellare di cui ci aveva fatto oggetto... chissenefrega! Claudio e Silvia sono poi andati a cenare e io con gli altri abbiamo gironzolato per il 2° piano dell'hotel, così grande che non ci sarebbe stata male una linea di autobus interna. Dopo qualche chiacchera sulle fregature propinate dalle altre guide, ce ne siamo andati a letto (io, ancora ridacchiando).

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   La giornata del 12 Ottobre é stata la più a bella passata a Beijing e dintorni, se non come siti visitati, almeno come tempo. Fin dal mattino abbiamo capito che avremmo finalmente visto il sole, anche perché tirava un vento della Madonna! Il sito della Grande Muraglia che avremmo visitato era purtroppo Badaling, il più vicino alla città ma anche il più frequentato dai turisti (oltre che il più "finto", essendo stato completamente restaurato). Simatai sarebbe stato l'optimum, ma avrebbe significato più ore di viaggio. Una volta arrivati all'ingresso, avevamo 2 possibilità: andare a destra, percorso meno duro dal punto di vista fisico ma anche impossibilmente affollato (foto n° 41 e 42), oppure a sinistra, più duro ma lievemente meno intasato. Essendo uomini e donne veri, come potevamo esimerci dall'affrontare prove fisiche "no limits"?!

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   Sfidando il vento molto forte, la gente che sostava nei posti più impensati (e imbecilli), numerose scalinate poste a quasi 90° di pendenza (foto n° 38 e 44), la sete, il freddo alle orecchie ecc. ecc., per usare il gergo ciclistico, siamo infine riusciti a "scollinare"! Potevamo premiarci comprando una delle felpe con scritto in inglese "Ho scalato la Grande Muraglia", ma il nostro amor proprio (oltre che il senso del pudore) ce lo ha impedito. Cosa dire della Muraglia?! Beh, la stessa sensazione avuta in Piazza Tian'anmen: "Sono davvero qui! Oh mamma!" E variazioni sul tema. Devo sottolineare come il cielo cristallino (a parte una lieve foschia all'orizzonte), unito agli splendidi colori dell'autunno, rendessero la scena memorabile?! Non credo.

   Non contenti di aver raggiunto la vetta, siamo proseguiti più oltre, fino alla fine del tratto "transitabile". Più oltre si intravedeva un pezzo della Muraglia diroccato, senza alcuna protezione per i turisti, quindi giustamente interdetto al pubblico (foto n° 39). Il modo per raggiungerlo c'era (pericoloso), e naturalmente noi occidentali non abbiamo l'esclusiva dell'imbecillità: col tele si potevano vedere alcuni idioti cinesi camminarci tranquillamente sopra. Della serie "Se cado giù, non mi ritrovano neanche fra 100 anni". Altre persone si comportavano in modo più responsabile, ad esempio imbastendo pic-nic seduti sulla pietra! Molti di loro erano molto organizzati: mega bottiglie di Sprite, riso, altre pietanze: l'acquolina minacciava di risvegliarsi...

   Oramai ne sapete più voi di me sui venditori ambulanti, ma voglio comunque puntualizzare una cosa: se dovete acquistare qualche souvenir, fatelo dai venditori al di fuori della Muraglia, dato che i prezzi sono decisamente più bassi!

   Come potevo esimermi dal menzionare qualche cenno storico?! Tanto per cambiare, anche la Grande Muraglia ha un nome ufficiale che nessuno usa: Wanli Changcheng, cioé Il muro Lungo Diecimila Li ("li" era un'unità di misura della lunghezze dell'epoca imperiale). Anche le dimensioni sono prettamente cinesi: larga alla base 6,5 metri e alla sommità 5,8; alta tra i 7 e gli 8 metri, si stende per 3.000 km. dalla costa orientale di Shanhaiguan fino al Deserto del Gobi. La lunghezza si raddoppia se si calcolano anche i rami laterali.

   Il realtà, questa gigantesca opera di difesa non ha mai rappresentato un deterrente per gli invasori provenienti dal nord: piuttosto, era un simbolo per difendersi culturalmente e serviva per tenere occupati migliaia di sudditi. La costruzione, ovviamente, non é iniziata e finita nell'arco di una sola Dinastia: cominciata dal 1° Imperatore della Dinastia Qin, fu affiancata da un muro più esterno (e più lungo) fatto costruire dalla Dinastia Han. Mancando di manutenzione, questo muro presto cadde in rovina e non ne rimangono tracce. L'Imperatore Taizu, primo dei Ming, cominciò un grande progetto di restauro della Muraglia, che raggiunse la sua massima lunghezza: 12.000 km. Molti tratti però erano costruiti in terra (come ad esempio nelle zone desertiche) e non sono arrivati fino ai giorni nostri. Ad aggravare la situazione, in epoca successiva i blocchi di pietra furono utilizzati per costruire strade o edifici, mentre fino a poco tempo fa tratti della Muraglia furono abbattuti per far passare strade e ferrovie.

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   Nel pomeriggio ci siamo spostati a 50 km. a nord ovest della Capitale per visitare le Tombe dei Ming e la Via Sacra.

   La valle a sud della Montagna della Longevità Celeste (Tianshou Shan) ospita 13 tombe di altrettanti Imperatori, sparsi per 18 kmq, e quindi é anche chiamata "I tredici mausolei". Questa concentrazione di tombe si deve alla prassi che voleva gli Imperatori seppelliti vicino alla capitale. Quando essa fu spostata da Nanjing a Beijing, l'Imperatore Yongle fu il primo a scegliere questa valle come sito funerario. Dopo di lui, tutti e 13 gli Imperatori che seguirono (a parte uno che fu detronizzato prima di defungere) seguirono la tradizione. La necropoli é circondata da mura rosse al cui interno venivano ospitati un gran numero di funzionari dediti all'amministrazione del complesso.

   Godendoci il cielo che permaneva limpido - il vento non avrebbe mai smesso di soffiare per tutta la giornata - abbiamo iniziato la visita percorrendo la Via dello Spirito (Shen Dao), detta più comunemente Via Sacra. E' un viale lungo 7 km. (ma l'abbiamo percorso a piedi solo in parte!) che porta alla Tomba dell'Imperatore Yongle. Quasi subito abbiamo incontrato il Padiglione della Stele (Bei Ting), nel cui interno, al centro, vi é una stele alta 9 metri eretta sul dorso di una tartaruga (foto n° 46. L'animale era il simbolo dell'immortalità - per via della sua lunga vita - e il suo guscio rappresentava la volta celeste). Continuando, si stende il viale vero e proprio, i cui fianchi sono rappresentati da file di salici piangenti e dalle famose 36 statue (scolpite nel 1540). 24 di esse rappresentano animali (i leoni e i mitici xiezhi fanno la guardia, mentre i cammelli, gli elefanti e gli unicorni attirano i buoni auspici). Una statua sì e una no é in posizione di riposo per permettere il cambio della guardia di notte (così vuole la leggenda). Le altre 12 sono figure umane (generali, ministri e dignitarti di alto rango).

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   Ogni tanto la pace idilliaca del luogo veniva rovinata dal passaggio di una specie di torpedone a forma di drago, carico di turisti, ma il silenzio e la quite tornavano presto. Sebbene sia possibile salire sulle statue (le recinzioni di protezione sono state rimosse), va fatta molta attenzione: sono testimonianze preziosissime e danneggiarle per farsi fare una foto é alquanto stupido.

   Il viale degli animali finisce alla Porta del Drago e della Fenice (Longfeng Men), che presenta 3 aperture. Da lì si potrebbe proseguire a piedi fino alla Tomba dell'Imperatore Yongle, ma noi abbiamo ripreso il minibus! Un rapido tragitto ci ha portato all'ingresso della tomba in questione che, se non sbaglio, é la più importante delle 13 ma anche l'unica visitabile.

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   La sua costruzione é iniziata nel 1409 e finita nel 1427. Il 2° cortile ospita il Palazzo dell'Eminente Benevolenza (vorrei sapere chi ha inventato questi nomi...), una grossa struttura larga quasi 67 metri e lunga 29. Il doppio tetto é sorretto da 60 colonne di legno phoebe nanmu provenienti dalla provincia dello Yunnan. Si accede alla sala da una tripla scalinata e davanti ad ogni rampa c'é un forno di ceramica dove venivano bruciate le offerte (rotoli di seta, incenso). Il tumulo é circondato da un muro della circonferenza di 1 km.; la tomba ospita anche la moglie dell'Imperatore, Ren Xiaoci.

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   La nostra lunga giornata era ben lungi dall'essere finita! Ritornati nella capitale c'é stata l'ora canonica riservata allo shopping. Normalmente mi sarebbe venuta l'orticaria solo al pensiero, ma assieme a Nicola e Paola mi sono potuto togliere lo sfizio di vedere da vicino un grande magazzino pechinese. Il nome non me lo ricordo, ma era STERMINATO: 7 o 8 piani di altezza, per un 200 metri buoni di lunghezza. Ma la cosa più strana é che quasi tutti i negozi erano di abbigliamento! Non lo abbiamo esplorato da cima a fondo - a quest'ora saremmo ancora là - ma l'impressione ricavata era quella. In seguito ci siamo diretti in un ristorante per l'"ultima cena" a base di anatra laccata, specialità locale. Come al solito mi sono divertito da matti ma ero comunque conscio del fatto che ero già arrivato a fine vacanza. L'indomani mattina, oltretutto, la sveglia era fissata alle 6 per partenza alle 7... quindi siamo andati a letto presto.

   Cosa dire delle ultime ore in terra cinese? L'aeroporto era gremito dalla gente (che strano), così come lo sportello di cambio per ricambiare gli yuan in euro (Vedi Pagina delle Informazioni). L'attesa per passare il primo controllo di sicurezza si é fatta un po' sentire, ma niente di trascendentale. E infine, mentre ci mettevamo finalmente in coda, abbiamo salutato Zeng e "Giovanni" per l'ultima volta. Finalmente senza l'assillo di correre da qualche parte, siamo giunti al cancello di imbarco con sufficiente anticipo per sederci tutti vicini e chiaccherare fino al momento della partenza.

   I saluti con gli altri membri del gruppo sono stati fortunatamente "scaglionati", ma non per questo meno penosi: a Francoforte Nicola & Paola dovevano imbarcarsi su un altro aereo, e a Bologna c'é stato l'addio con le altre 2 simpaticissime coppie.

   Adesso che sono a casa da quasi 2 mesi posso guardare con più distacco a tutto ciò che nel bene e nel male mi é accaduto. All'inizio mi piaceva pensare che questa vacanza fosse stata "neutra" per quanto riguarda la mia partecipazione emotiva, ma devo ammettere che non é così: guardando una trasmissione su Rai2 relativa a Shanghai ho scoperto che la Cina, nonostante tutto, mi MANCA! Forse sarà l'innamoramento dell'Oriente scatenato dal viaggio in Giappone... non so. Quello che so per certo é che esercita su di me un fascino molto forte, anche se non credo affatto ci rimetterò mai più piede.

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