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Storia Essendo così vasta e affondando le sue radici in tempi mooolto remoti, la storia della Cina occuperebbe volumi e volumi in qualsiasi encicopledia; siccome questo é un sito amatoriale con nessuna velleità né di completezza né di autorevolezza... mi sono permesso di fare un piccolo "riassunto"! Oltretutto, se fossi didascalico ciò si aggiungerebbe alla mia proverbiale loquacità, generando NOIA a dismisura nei lettori.
Come sempre in presenza di pagine molto lunghe, ho diviso il testo in 3 sotto-sezioni: la preistoria, il periodo dinastico e la Cina contemporanea. Paleolitico. Molti siti archeologici sparsi per tutta la Cina hanno rivelato numerosi resti fossili umani, tra i quali non é possibile non citare quelli appartenti al Synanthropus pekinensis, meglio noto come Uomo di Pechino. Appartengono a circa mezzo milione di anni fa, ma non sono certamente i più vecchi: l'Uomo di Yuanmou data 1.700.000 anni fa (piena Era Quaternaria, durante le grandi glaciazioni). Neolitico. I resti appartenenti a questa epoca provengono in larga parte da siti posti lungo il corso del Fiume Giallo e dello Yangtze. D'altro canto, essendo zone molto fertili, fu la scelta ovvia per lo stanziamento e lo sviluppo dell'agricoltura e l'allevamento di animali domestici. Si succedettero numerose culture, caratterizzate naturalmente da un livello tecnologico via via più elevato. Molto importanti, tra le altre, la Cultura di Longshan (uso di raffinati strumenti per lavorare la terra, allevamento del cavallo e di veicoli a ruota) e quella di Heumudu, per la coltivazione del riso. Periodo dinastico Xia (XXI secolo a.C.) E' la prima dinastia della storia cinese ma ancora non sono state ritrovate prove fisiche della sua esistenza. Le sue caratteristiche sarebbero l'uso del bronzo e la costruzione del palazzo regale circondato da mura. Shang (1800 - 1122 a.C.) Ha avuto origine nell'attuale provincia dell'Henan e si diffuse ben presto in altre province, creando una societa schiavistica di tipo proto-feudale. Utilizzando attrezzi in legno e pietra o bronzo, si produsse per la gran parte miglio e si iniziò la coltivazione del frumento. Si allevavano animali e si praticava la pesca. Molto importante fu la nascita della scrittura, eseguita sulle cosiddette "ossa oracolari" (considerate la più grande fonte documentaria del periodo), oppure sul bronzo o sulla terracotta. Si praticavano sacrifici animali o umani (per accompagnare i resti mortali dei re nella tomba), l'astronomia, la tessitura e la lavorazione dell'avorio e della giada. Zhou Occidentali (1122 - 771 a.C.) Molto simili agli Shang (stessa etnia e lingua), gli Zhou differivano per la religione: credevano che il "Cielo" fosse l'entità superiore, quindi l'Imperatore si proclamò per la prima volta "Figlio del Cielo" e tale appellativo rimase fino alla fine dell'Impero. Fu abolita la schiavitù e il territorio fu organizzato secondo un feudalesimo di stile europeo. Come per la dinastia precedente, l'economia si basava sull'agricoltura: fu introdotto l'aratro a trazione animale, comparve il metodo di coltura a maggese e iniziò la coltivazione della soia. La società fu divisa in classi, distinzione che verrà mantenuta fino all'avvento del comunismo. Le incursioni da nord di popolazioni nomadi (Xiongnu, noti in occidente come Unni) portarono all'occupazione della capitale Chang'an (l'odierna Xi'an) e all'uccisione dell'Imperatore; l'unico erede fuggì a Luoyang (l'ordierna Henan). Essendo più a est rispetto alla vecchia capitale, viene ufficialmente a terminare il periodo degli Zhou occidentali. Zhou Orientali (771 - 476 a.C.) Questo periodo si divide ulteriormente in 2 fasi: "Primavere e Autunni" (722 - 475) e "Stati combattenti" (475 - 221). Il primo si caratterizza per la sola rappresentatività dell'Imperatore e per il frazionamento dello stato: i feudi divennero stato indipendenti che, per difendersi dalle sempre più frequenti incursioni delle popolazioni nomadi, diedero inizio alla costruzione di mura. Una volta unificate, queste avrebbero dato vita alla Grande Muraglia. Non fu un periodo completamente negativo, perché nacquero i 2 più grandi pensatori cinesi: Laozi (fondatore del taoismo) e Confucio (fondatore dell'etica confuciana). "Gli stati combattenti", come dice il nome, fu un periodo caratterizzato da una serie continua di guerre tra gli stati cinesi al fine di ottenere la supremazia assoluta. Tale caos fu interrotto solo con la vittoria dello stato Qin su tutti gli altri, che portò all'unificazione del paese nel 221 a.C. Qin (221 - 206 a.C.) Dalla vita alquanto breve, questa dinastia ha il merito di aver regalato al mondo lo spettacolo assolutamente mozza fiato dell'Esercito di Terracotta. L'opera fu voluta dall'Imperatore Shi Huang Di (Imperatore celeste della terra e dell'umanità) come monumento funerario. Gli successe il suo 2° figlio ma fu presto detronizzato da una estesa congiura di palazzo. Per il paese divampò una nuova guerra civile, fermata solo con l'avvento della nuova dinastia Han Han Occidentali (206 a.C. - 8 d.C.) Liu Bang, primo Imperatore di questa dinastia, risollevò l'agricoltura dalla stagnazione: dimezzò le tasse e restituì i terreni espropriati ai contadini. Si consolidò una struttura sociale divisa in 4 classi: funzionari, agricoltori, artigiani e mercanti. Vennero anche istituiti degli "esami di stato" per selezionare le persone che avrebbero ricoperto la carica di funzionari statali. Sistema creato per garantire una classe dirigente molto preparata, finì per influenzare tutta la successiva storia cinese. Il confucianesimo assurse ad ideologia di stato; il commercio ebbe notevole impulso. Vennero inventati il mulino ad acqua, la carta e la porcellana. Han Orientali (25 - 220 d.C.) Dopo l'interregno dell'usurpatore Wang Mang (8 - 25 d.C.), Liu Xin ristabilì l'ordine, spostando la capitale da Chang'an a Luoyang. Si assistette ad un rinascimento delle arti e della letteratura, fiorirono la musica e la poesia. Gli eunuchi cominciarono ad avere sempre più potere, iniziando la loro dissennata influenza sugli imperatori. In questo periodo il buddhismo arrivò in Cina dall'India, attraverso le carovane commerciali che attraversavano l'Asia. Gli intrighi degli eunuchi, la ripresa del latifondismo, i favoritismi dei funzionari imperiali portarono al malcontento popolare. La rivolta dei "turbanti gialli" del 184 segnò l'inizio della caduta inesorabile della Dinastia Han, che terminerà nel 220. Per molto tempo ci furono una miriade di stati in lotta fra di loro. Periodo dei 3 regni (220 - 280 d.C.) Nelle zone che più si erano sviluppate dal punto di vista agricolo presero vita Tre Regni: a nord quello di Wei, a sud-ovest quello di Shu e a sud-est quelo di Wu. Rimasto nella memoria come un'epoca romantica e celebrata nel "Romanzo dei Tre Regni", fu un periodo in realtà contrassegnato da annessioni reciproche, invasioni delle tribù barbare, diminuzione della popolazione e della ricchezza pro-capite e spostamenti di gente in fuga dalle zone di guerra. Per un breve periodo, nel sud della Cina si stabilì la Dinastia Jin, caratterizzata più che altro dall'esenzione fiscale garantita ai monasteri, i quali acquistarono in breve tempo un potere economico immenso. La diffusione del buddhismo crebbe notevolmente in tutto il paese, ma anche il taoismo prese vigore, andandosi ad organizzare in sette, con una Chiesa ufficiale. Sui (581 - 618 d.C.) Sebbene diede alla Cina solo 2 Imperatori, questa dinastia ebbe il merito di riunificare (per l'ennesima volta) il paese. Istituì un forte governo centrale e diede impulso alla costruzione di nuove, grandiose opere pubbliche (ad esempio, il Canale Imperiale). I Sui furono però anche protagonisti di dispendiose campagne militari (Vietnam del Nord, Taiwan, steppe dell'Asia Centrale) che ebbero come risultato il mancontento della popolazione e le inevitabili rivolte. Tang (618 - 906 d.C.) Dinastia fondata da Li Yuan, uno dei funzionari dei decaduti Sui, é ricordata come un periodo d'oro per le arti (soprattutto la ceramica) e la poesia. La capitale, Chang'an diventò tanto bella da essere presa ad esempio per la costruzione delle città giapponesi di Kyoto e Nara. I confini raggiunsero la massima vastità nel 750, cui fece seguito una lenta ma costante contrazione dei territori sotto il controllo cinese (nel 751 la sconfitta contro gli arabi portò all'islamizzazione dello Xinjiang). Tra l'841 e l'845 i monasteri buddhisti, divenuti nel frattempo se possibile ancora più ricchi e influenti, subirono devastanti persecuzioni. Per via dell'inefficienza della tassazione, le casse imperiali si impoverirono, dando luogo alle "solite" insurrezioni, che portarono alla caduta della dinastia. Le 5 Dinastie e i 10 Regni (907 - 959 d.C.) Alla caduta dei Tang fece seguito un periodo di estrema frammentazione politica: nel nord della Cina si alternarono 5 "Dinastie", mentre al sud coesistettero ben 10 "Regni". Song (960 - 1279 d.C.) Il periodo Song é conosciuto anche come il "Rinascimento cinese": grande fu l'espansione commerciale sia interna, sia verso altri stati, sfruttando le vie di comunicazione marittime. Fu inventata la carta-moneta e furono fondate le prime compagnie mercantili. La Dinastia si caratterizzò anche per il suo grande impegno nel campo letterario: la prosa si sotituì alla poesia, la speculazione filosofica e scientifica occupò gli spazi della meditazione religiosa. La società si urbanizzò, provocando un aumento delle dimensioni delle città. La concentrazione in città delle classi agiate portò ad una svalutazione del lavoro delle donne (a differenza di quanto succedeva nelle campagne), e quindi al peggioramento delle loro condizioni di vita. A peggiorare ulteriormente le cose ci si mise la fasciatura dei piedi, che nacque proprio in questo periodo. Il perfezionamento del processo di stampa (tale Bi Sheng inventò i caratteri mobili - costruiti in terracotta - ben 4 secoli prima di Guttemberg) incrementò la diffuzione delle grandi opere letterarie, mentre grandi progressi si registratono nelle costruzioni navali. Nel 1276 i mongoli, guidati da Qubilay Khan, annientarono la Dinastia. L'ultimo Imperatore - un bambino neppure adolescente - morì annegato e il suo primo ministro preferì suicidarsi. Yuan (1276 - 1368 d.C.) Fondata appunto da Qubilay Khan, questa Dinastia segnò per la prima volta il fatto che la Cina era interamente occupata e governata da gente non cinese. La società fu divisa in 4 classi (per ragioni etniche, non di ceto): la 1° era rappresentata ovviamente dai mongoli, nella 2° si trovavano i Semu (un premio per le popolazioni delle regioni occidentali che avevano collaborato coi conquistatori), i cinesi han del nord appartenevano alla 3° classe mentre in fondo alla piramide sociale si trovavano le popolazioni del sud (le più ostili al dominio straniero). Le vie di comunicazione interne furono grandemente potenziate (anche per l'introduzione delle stazioni di posta), così come l'ingegneria idraulica. Furono avviati contatti con le popolazioni straniere (é in questo periodo che arrivarono le missioni francescane e Marco Polo). La religione buddhista conobbe il suo periodo migliore, sia per il moltiplicarsi dei monasteri che per quello degli adepti. Inflazione, inondazioni e carestie e diffidenza delle popolazioni sottomesse furono concause della caduta dei mongoli, ma il peso maggiore fu che alla morte di Qubilay si innescarono feroci lotte per la successione, che in 30 anni portarono alla nomina di ben 8 Imperatori. Nel 1368 Zhu Yuan Zhang instaurò la Dinastia dei Ming. Ming (1368 - 1644 d.C.) Ben deciso a mantenere il poter appena conquistato, Zhu Yuan Zhang fece subito uccidere il suo primo ministro e 30.000 dei suoi seguaci, seguito a ruota dal generale Lan Yu e 15.000 persone del suo seguito. Paranoico e xenofobo, accentrò a sé il maggior potere possibile, sparpagliando ai 4 angoli del paese i suoi figli e nipoti. Fece espellere gli stranieri clandestini e confiscò i beni dei mercanti non cinesi. Pose anche delle rigide norme per limitare il numero dei monaci nei monasteri buddhisti. Prese piede l'abitudine di affidare ad eunuchi importanti incarichi amministrativi, il che portò a continue dispute con i letterati e quindi a continui intrighi a corte. Il 2° imperatore ebbe il merito di far costruire Beijing (utilizzando un milione di contadini, mezzo milione di artigiani, per un totale di 14 anni di lavori), la magnifica dimora imperiale chiamata Città Proibita e il Tempio del Cielo. Fece anche ristrutturare buona parte della Grande Muraglia. Alla sua morte i suoi successori di dimostrarono dei totali incapaci, specie nel fronteggiare i soprusi degli eunuchi, persone avide ma incapaci di gestire la vita dell'Impero. Fu questa debolezza a favorire prima l'ennesima rivolta interna e poi l'invasione dei mancesi, che segnò la fine della pen'ultima dinastia, nel 1644. Qing (1644 - 1911 d.C.) Le conquiste territoriali di questa dinastia straniera furono molte: la Mongolia, il Tibet e l'odierna Taiwan ritornarono sotto il controllo imperiale, così come gli odierni Birmania e Vietnam. Fu imposta la moda dell'acconciatura a forma di codino per la popolazione, al fine di distinguerla dai dominatori. Non pochi alti funzionari preferirono la decapitazione all'accettazione di questa pratica discriminatoria. Furono introdotte nuove colture, come il tabacco, il mais, le patate e i pomodori. Toccando il mezzo miliardo già nel 19° secolo, cominciarono processi migratori verso le Filippine, Singapore e la Malesia. Con l'Imperatore Qian Long si inaugurò un lungo periodo di pace, ma paradossalmente foriero di rivolte interne: l'esercito, privo di uno scopo, veniva mantenuto dall'impero con grave dispendio di denaro, recuperato con le forti tasse sui contadini. Nel 1850 scoppiò una delle più sanguinose rivolte cinesi, fomentata dal movimento Taiping. Appoggiato dalle grandi masse contadine, questo movimento mise in serie difficoltà l'esercito imperiale che, solo con l'aiuto degli eserciti delle potenze occidentali, riuscì ad averne la meglio. Fu una situazione follemente paradossale, perché proprio le potenze occidentali stavano minando la società cinese importando l'oppio al fine di ottenere concessioni commerciali. Tale pratica portò alla Prima Guerra dell'oppio: la Cina ebbe la peggio e fu costretta nel 1842 a firmare il Trattato di Nanchino, che prevedeva il pagamento di pesantissimi danni di guerra e l'apertura di nuovi porti per le navi occidentali. La Seconda Guerra dell'Oppio fu anch'essa persa dall'impero cinese, che dovette sottoscrivere nel 1858 il Trattato di Tianjin: esso istituzionalizzava la presenza in territorio cinese delle forze armate delle maggiori potenze occidentali. Queste, tra le altre cose, si diedero ai saccheggi specie nel Palazzo d'Estate. I tentativi di rafforzamento e di riforma fallirono e questi fattori, assieme all'inettitudine politica dell'imperatrice Ci Xi, favorirono l'esplodere della rivolta dei Boxers, puntualmente schiacciata dalle truppe occidentali. Nel 1905 un gruppo di studenti cinesi in Giappone fondò un'associazione nazionalista sotto la direzione di Sun Yat Sen, che venne formalizzata in seguito con la creazione del partito del Guomindang. Nel 1911 iniziò a Wuchan un movimento di secessione che si estese ben presto all'intero paese; nel frattempo era stato nominato Imperatore Puyi dalla madre Ci Xi, oramai prossima alla morte. Si formò un governo provvisorio e il 1 Gennaio 1912 veniva fondata la Repubblica Cinese. Puyi abdicava il 12 Febbraio e il 14 diventava presidente della Repubblica il generale Yuan Shikai. La Cina contemporanea I Signori della Guerra (1916 - 1927) La Cina passò ben presto in mano ai militari sostenuti dalle potenze straniere, che si combatterono senza soluzione di continuità (i "Signori della Guerra"). In seguito alla sconfitta nella 1° Guerra Mondiale, i possedimenti tedeschi in Cina furono dati ai giapponesi e questo provocò dure proteste della popolazione. Nel 1921 la conferenza di Washington redasse il "Trattato delle 9 potenze", che spartiva il territorio cinese fra USA, Belgio, Inghilterra, Francia, Italia, Giappone, Olanda e Portogallo. Il Trattato fu firmato anche dalla Cina. Questa serie di incredibili iniquità, la corruzione della classe dirigente e l'influenza della Rivoluzione d'Ottobre in Russia portarono alla fondazione del Partito Comunista Cinese. Tra il 1921 ed il 1927 il Partito Comunista ed il Guomindang, passato sotto la guida di Chiang Kai-Shek, fecero fronte unito contro i Signori della Guerra allo scopo di riunificare il paese. Il decennio di Nanchino (1927 - 1937) Nel 1927 Chiang Kai-Shek spostò la capitale a Nanchino, dopo aver schiacciato la rivolta di Shanghai attuata dal partito comunista locale e dall'ala di sinistra del suo stesso partito. Fu il segno più concreto della rottura coi comunisti: Chiang Kai-Shek, aiutato da capitali e consigli stranieri - e favorito dalla morte della carismatica figura di Sun Yat Sen, cominciò ad attaccarli senza tregua. Nel 1931 i Giapponesi invasero la Manciuria e vi installarono un governo fantoccio guidato dall'ultimo Impertaore Puyi. Tra il 1934 e il 1935, guidata da figure prestigiose come Mao Zedong, Zhou Enlai, Lin Biao e Zhu De, i cinesi comunisti portarono a termine la Lunga marcia, ovvero l'attraversamento della Cina da Sud a Nord per sfuggire alle truppe di Chiang Kai-Shek. Dopo stenti inenarrabili, la marcia si concluse a Yan'an, dove si affermarono le idee maoiste che propugnavano un modello sociale basato sull'uguaglianza e collaborazione delle masse e si scagliavano contro il feudalesimo e l'imperialismo. Occupazione giapponese e guerra civile (1937 - 1949) Fu forse il periodo più buio della Cina contemporanea. Il Fronte unito, ovvero Partito Comunsita e Guomindang, ebbe la peggio durante i primi anni della guerra contro l'invasore giapponese (in 5 mesi dopo lo scoppio delle ostilità l'esercito del Sol Levante aveva occupato Beijing, Tianjin, travolsero Nanchino e Shanghai ed arrivarono a Canton). Dopo una durissima occupazione, che provocò stragi e orrori disumani, i Giapponesi furono sconfitti nel 1945 ma poco dopo, nel 1946, cominciò la guerra civile coi nazionalisti di Chiang Kai-Shek. Il popolo non aveva dimenticato come il Guomindang si fosse impegnato di più a combattere i "fratelli" comunisti che l'invasore giapponese, osteggiando di conseguenza le truppe di Chiang Kai-Shek. Addirittura questi ordinò alle truppe giapponesi ancora presenti sul suolo cinese di contrastare le azioni dei comunisti! Sebbene inferiori di numero, (300.000 mila contro 3 milioni), le truppe comuniste erano molto più motivate dei soldati nazionalisti, che erano mal pagati, male armati e dediti soprattutto al saccheggio. Dopo le iniziali vittorie arrise ai nazionalisti, le cose volsero al meglio per l'altra parte, che conquistò ad una ad una tutte le città in mano a Chiang Kai-Shek, fino alla caduta di Canton il 4 Ottobre 1949. I nazionalisti si ritirarono definitivamente nell'isola di Taiwan, mentre il 1° Ottobre a Beijing veniva ufficialmente proclamata la Repubblica Popolare Cinese. Iniziò quindi il gigantesco compito di ricostruire la Cina, interrotto nel 1950 dalla partecipazione alla guerra di aggressione di Korea. Il primo compito da attuare fu incrementare la produzione agricola e industriale. Specie per quest'ultima, furono create imprese a capitale misto statale-privato, per non perdere i tecnici - molto preparati - che fino a quel momento vi avevano lavorato e che erano legati al capitale da vincoli familiari. Nel 1952 venne varata la campagna dei "3 contro", ovvero mirata all'estirpazione della burocrazia, della corruzione e degli sprechi.Nel 1953 fu varato il primo piano quinquennale e nel 1954 la Costituzione. Campagna dei 100 fiori (1956) Le differenze di opinione sulla linea economica e gli effetti della destalinizzazione furono le cause di accesi dibattiti all'interno del partito. Tutti potevano esprimere liberamente il loro parere e su invito di Mao, al fine di sviluppare la Cina nel campo scientifico, tecnologico ed educativo fu lanciato un appello agli uomini di cultura affinché in essa, così come in un giardino, sbocciassero "cento fiori". Campagna di rettifica (1957) La conseguenza fu un unanime coro di critiche al partito, certamente non accette: fu molto inasprito il rapporto tra il potere potere centrale e gli intellettuali, molti dei quali perseguitati. Grande balzo (1958) Messe a tacere ogni critica interna, fu lanciato l'ambizioso piano di superare la Gran Bretagna sul piano della produzione industriale. Tutti i mezzi produttivi vennero spinti al limite delle loro capacità di utilizzo (addirittura si impiantarono improvvisate fonderie nei cortili delle università o delle case) e la collettivizzazione delle campagne fu portata avanti secondo le comuni popolari. Il piano si rivelò un disastro di proporzioni immani, mancando tutti gli obiettivi: il controllo centrale si rivelò inattuabile, diverse calamità naturali devastarono alcune regioni e il superlavoro senza alcun controllo fece il resto. Nel 1961 si contarono tra i 20 e i 30 milioni di morti. Qualche lezione fu imparata: dare priorità ai contadini ed evitare le forme più esasperate di collettivizzazione. E' in questa epoca che cominciarono i dissidi fra Mao e altri dirigenti del partito (Liu Shaoqi, Deng Xiaoping, fra tutti) e che porteranno alla rivoluzione culturale. Rivoluzione culturale (1966) Iniziata con un "semplice" articolo di giornale critico nei confronti del partito, la Grande Rivoluziona Culturale Socialista (poi corretta in Proletaria) iniziò il 1° Maggio 1966 "contro i Krusciov cinesi". Nelle intenzioni di Mao doveva scoraggiare in Cina il ripetersi di ciò che era successo in URSS. Con questo movimento le masse diventavano attive (anche troppo) nel criticare scelte e uomini del partito. Tra il 1966 e il 1969 il movimento venne gestito prevalentemente dalle Guardie Rosse che, con stolida ferocia, si scagliarono contro i simboli della cultura tradizionale (saccheggiando e bruciando alcuni tra i templi più belli). Le arti e i mestieri, la scuola, l'industria e i rapporti personali vengono messi sotto il controllo dei militari (per evitare il caos e la guerra civile) e il paese viene chiuso agli stranieri. Le personalità colpite dalla rivoluzione furono moltissime, tra cui Deng Xiaoping, condannato ai lavori forzati. Fiorì il culto della personalità di Mao. Nel 1971 morì in un "misterioso" incidente aereo il capo dell'esercito Lin Biao, designato successore di Mao. Dalle prigioni o dall'esilio tornarono molti esponenti politici prima caduti in disgrazia, tra cui un redivivo Deng. Il 9 Settembre 1976 morì Mao, evento cui fece seguito l'arresto e il pubblico discredito della "Banda dei 4" (Jiang Qing, moglie di Mao; Yao Wenyaun; Wang Hongwen e Zhang Chunqiao). Il resto é storia attuale. Fino al 1997 la scena politica cinese é stata dominata, nel bene e nel male, da Deng Xiaoping. E' il momento dell'apertura della Cina ai capitali e alle imprese straniere (molto saggia la creazione di Zone Economiche Speciali dove far insediare i nuovi stabilimenti, attratti anche dal basso costo della manodopera), delle campagne sociali contro assillanti problemi (criminalità e "inquinamento spirituale", cioé influenze occidentali sui costumi cinesi) ma anche dell'imperativo "arricchitevi". Una volta arrivato al potere, Deng smantellò immediatamente il sistema delle comuni agricole per sostituirlo col "sistema di responsabilità" familiare. Ovvero: più i componenti della famiglia si impegnavano per produrre, più potevano produrre per se stessi, aumentando la ricchezza personale. In meno di 10 anni il reddito pro-capite dei contadini salì vertiginosamente, ma non solo: si verificò un incredibile aumento dei consumi e del tenore di vita nelle città. Fu il momento di lussi alla portata di tutti, ma anche di disparità, di inflazione e di malcontento. A farsene portavoci furono gli studenti, che nella primavera del 1989 si riunirono in Piazza Tian'anmen per piangere la scomparsa di Hu Yaobang, ex segretario generale del Partito Comunista e considerato "amico degli studenti". Ben presto comparvero rivendicazioni di maggiore democrazia, libertà di parola, di stampa, di riunione, tutte cose impensabili per il regime comunista. Nella notte fra il 2 e il 3 giugno, truppe provenienti da lontani distretti militari cinesi - e quindi non "inquinate" dalle eresie democratiche pechinesi - irruppero nella piazza, uccidendo un numero imprecisato di persone (sicuramente più di un migliaio). L'isolamento internazionale dura pochissimo, grazie all'irresistibile richiamo sulle aziende occidentali (e quindi sui governi) del gigantesco e potenzialmente ricchissimo mercato interno. Nonostante sia oramai invecchiato, il potere di Deng Xiaoping non vacilla, anzi: nel 1992 crolla l'Unione Sovietica e le immagini del crollo economico e delle file per il pane convincono la gente che é solo la via di Deng al mercato socialista può salvare la Cina. Nella primavera del 1997, pochi mesi prima del ritorno di Hong Kong alla Cina, Deng muore: gli succede Jiang Zemin, attuale Presidente della Repubblica e capo delle forze armate. La recente entrata nel WTO é stata vista come un fatto molto positivo, un segnale di avvicinamento della Cina nei confronti dell'Occidente, ma la realtà é ben diversa. Disponendo del diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e potendo chiudere il mercato interno (negli ultimi anni un po' rallentato, ma comunque sempre più vivo degli asfittici mercati occidentali) alle aziende delle nazioni che ingeriscono negli affari interni, la Cina può tranquillamente continuare nella sua politica di intimidazione nei confronti della "provincia ribelle", ovvero Taiwan, e nella costante negazione dei diritti basilari alla sua popolazione. Quanto la libera l'economia di mercato possa convivere con una società che invece libera non lo é affatto non é dato sapere, ma le riforme politiche in senso democratico dovranno prima o poi essere intraprese dal governo cinese. | |||