apprima capitale dal 784 d.C., poi "semplice" sede della corte imperiale con l'avvento dello shogunato, Kyoto é stata comunque il centro culturale del Giappone per secoli. Se pensiamo che fu miracolosamente risparmiata dagli Alleati durante la 2° Guerra Mondiale, si può certamente comprendere come trabocchi letteralmente di luoghi di interesse storico e artistico. Non a caso i giapponesi stessi la descrivono come "Nihon no Furusato", ovvero il cuore del Giappone.

Questa felice combinazione di fattori impone però una precisa scelta di cosa visitare e cosa tralasciare, posto che non si ha mai tutto il tempo che si vuole. E' in virtù di questa esigenza che ho potuto visitare la città solo durante la mattinata del 18 Settembre, perdendo in questo modo, tra le altre cose, i Giardini zen del Tempio Ryoan-ji, mirabile esempio di stile kare sansui.

Non ho potuto in ogni caso lamentarmi per la scelta dei luoghi visitati quella mattina; discorso a parte va fatto per i miei compagni di viaggio. Il peggior branco di disgraziati col quale m'é toccato muovermi: costantemente i ritardo, perfino a respirare. E proprio per colpa di uno di essi abbiamo potuto visitare il Palazzo Imperiale solo dall'esterno: avremmo avuto un permesso per entrare, ma essendo in ritardo l'opportunità é definitivamente svanita.... Ma andiamo con ordine: la prima meta della mattinata é stata il Nijo-jo, il Castello Nijo.


Costruito originariamente nel 1603 per essere la residenza del primo shogun dei Tokugawa, Ieyasu, fu completato nel 1626 dal 3° shogun (certo che il ricambio generazionale a quei tempi era molto veloce. O più probabilmente, il mestiere di shogun non contribuiva a far morire da vecchi!). E' composto, in breve, da due palazzi: quello interno, chiamato Honmaru, e quello esterno, Ninomaru, attiguo ad un bellissimo giardino dall'omonimo nome. L'area complessiva del Castello copre 175.000 metri quadri, di cui 7.300 occupati dagli edifici: quindi il verde é assolutamente predominante.

Prima di entrare nel Palazzo Ninomaru si devono cambiare le proprie scarpe con delle speciali ciabatte al fine di non rovinare lo speciale pavimento dell'interno. Chiamato uguisu-bari (pavimento usignolo) dal rumore che si fa camminandoci sopra - non importa quanta attenzione si presti -, é stato progettato in modo da impedire accessi indesiderati, provocando appunto il verso dell'usignolo. In tal modo l'eventuale ninja (nonostante tutta la fiction che ci siamo dovuti sorbire noi occidentali, i ninja erano davvero spie bravissime) sarebbe stato scoperto dai samurai di guardia e avrebbe sicuramente passato un brutto quarto d'ora. Chi invece era atteso dallo shogun doveva seguire un percorso rigidamente definito (quello che abbiamo fatto noi) ma quantomeno non aveva paura di essere affettato come un prosciutto! Naturalmente doveva lasciare la katana nella "stanza degli ispettori" all'ingresso, e portare con se solo la wakizashi (la spada più corta).

Più alto era il rango dei visitatori, maggiormente si potevano addentrare nel palazzo, fino eventualmente ad essere ammessi alla presenza dello shogun stesso. I dipinti sulle pareti scorrevoli e le altre decorazioni erano più sgargianti nelle prime sale - per impressionare i visitatori -, per attenuare mano a mano i toni, fino ad arrivare alle stanze private dello shogun, sorprendentemente modeste. Ovviamente, non era comunque permesso a nessuno guardare negli occhi lo shogun, nemmeno ai daymio più importanti. Oltretutto i visitatori erano inginocchiati su tatami più bassi rispetto a quelli dello shogun, che per essere ancora più in alto, era seduto su cuscini. Per garantire la sua sicurezza, dietro a pannelli scorrevoli riccamente decorati, vi era la musha-kakushi-no-ma, la stanza con la guardia del corpo personale dello shogun.

Vi era una sola occasione nella quale era lo shogun a doversi prostrare di fronte ad un visitatore: succedeva quando c'era un messo imperiale. In realtà, era tutta una questione di salvare le apparenze, giacché nel periodo dello shogunato l'Imperatore non aveva alcun reale potere, e sovente la sua elezione era manovrata dallo shogun stesso.

Kyoto: Castello Nijo Kyoto: Castello Nijo Kyoto: Palazzo Ninomaru Kyoto: i giardini del Palazzo Ninomaru


Siccome ripensare alla mancata occasione di visitare il Palazzo Imperiale di Kyoto mi brucia ancora (specie considerando le circostanze... vedi l'inizio della pagina), lascio la parola alle pochissime fotografie che ho potuto scattare dall'esterno.




Grazie al cielo é andata decisamente meglio durante la visita al Tempio Rokuon-ji, all'interno del quale c'é Kinkaku (o, per noi che non sappiamo il giapponese, il Padiglione d'Oro). Se l'avessimo mancata per colpa di qualche altro deficiente a quest'ora sarei in galera in Giappone per omicidio.

Fatto costruire nel 1349 dallo shogun Ashikaga Yoshimitsu come personale luogo di ritiro e riposo (oh, povera stella...), alla sua morte fu trasformato in un tempio, assieme all'area circostante. Decorato da una statua di bronzo alla sommità, i tre piani che compongono l'edificio sono laminati in oro, da qui il suo nome. Sebbene il tempio sia noto anche come Kinkakuji (cioé "Il tempio del Padiglione d'Oro"), il Padiglione non é che uno degli edifici del complesso, anche se indubbiamente il più famoso. Esso vuole illustrare l'armonia tra il Paradiso e la terra, e come altri edifici fatti costruire da potenti guerrieri e politici, simboleggia il mandato a governare concesso dai Cieli (in questo caso, concesso allo shogunato di Ahikaga). E dire che consideriamo i nostri politici presuntuosi... E' stato distrutto da un incendio nel 1950 appiccato da uno dei monaci nel tentativo di suicidarsi (peccato abbia cambiato idea all'ultimo momento e si sia salvato) e interamente ricostruito nel 1955.

Kyoto: il Padiglione d'Oro


Dopo esserci giustamente rifocillati con un pranzo a buffet (e, scusate il gioco di parole, mi sono proprio abbuffato!) ci siamo trasferiti a Nara per la seconda parte della giornata. Per conservare la purezza rituale scintoista, la corte imperiale si trasferiva in una nuova sede all'insediamento di ogni nuovo Imperatore. Col passare del tempo le dimensioni dell'apparato burocratico divennero troppo massicce e si dovette scegliere, nel 710 d.C., una capitale permanente: Nara, appunto. Ne seguì un rinascimento culturale in ogni campo, dall'arte alla religione. Durante questo periodo funo costruiti moltissimi templi, alcuni dei quali sono giunti fino ai nostri tempi. Verso la fine dell'ottavo secolo la capitale venne però spostata a Kyoto, e per Nara cominciò un lento ma graduale oblio. In realtà fu un fatto positivo perché salvò la città - e i monumenti ivi costruiti - dalla maggior parte delle lunghe guerre civili.

Un tipico e imponente esempio dei templi costruiti nell'epoca di maggior splendore della città é il Todaiji, inserito all'interno del grande parco di Nara. L'enorme struttura che vedete nella foto 2 é il Daibutsuden (la struttura in legno più grande al mondo) che contiene, manco a dirlo, la statua in bronzo del Buddha più grande mai realizzata (foto extra n° 2). Essa ha un'altezza di 16,2 metri per un peso di 750 tonnellate; sono stati necessari 5 anni di duro lavoro, oltre a numerose riparazioni nel corso dei secoli. Fu inaugurata nel 752 alla presenza della famiglia imperiale.

Come nel caso di quasi tutte le strutture in legno giapponesi, quelle che si possono ammirare oggi non sono originali ma delle copie: vuoi perché distrutti da guerre (in questo caso, gli edifici furono smantellati nel 1180 dal clan Taira per punire i monaci armati di Todaiji per il sostegno dato al clan rivale dei Minamoto) o perché bruciati in incendi divampati, per lo più, per colpa di fulmini.

Il parco attorno il Todaiji é affollato da un migliaio circa di cervi sacri addomesticati: se comprerete i loro dolcetti, 150 ¥, vedrete come vi salteranno addosso in massa! A parte gli scherzi, sono molto docili, essendo abituati alla presenza degli uomini da secoli: potete accarezzarli senza problemi. Un consiglio: non tenete in mano fogli di carta perché se sono affamati possono mangiarveli senza pensarci due volte.

Nara: il Tempio Todai-ji Nara: bagni di sole Nara: nei dintorni del Santuario Kasuga


Come al solito, qualche immagine extra può dare un'idea migliore dei luoghi visitati (certo che 'sti fotografi professionisti hanno rotto: tirano fuori delle foto imbarazzantemente belle Guardate un attimo quella del Tempio Todaiji in inverno...). La foto al centro ritrae la statua di bronzo del Buddha in un'atteggiamento rassicurante e invitante contemporaneamente: la mano destra alzata a mostrare il palmo significa "Non vi preoccupate" e quella distesa sulle ginocchia "Venite a me, io vi salverò". La statua é seduta su un fiore di loto, simbolo del Paradiso. All'estrema destra la stupenda immagine del Padiglione d'Oro d'inverno.

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