

na volta tanto la partenza dall'albergo, domenica 17, è stata "da vacanza": le 10,40 (mi ha permesso di gustarmi più a lungo la migliore camera di tutto il tour, tra l'altro)! Molto probabilmente era necessario per far giungere a Toba gli altri componenti il gruppo, provenienti da differenti città. A proposito: sul mini-bus c'erano 4 italiani!! Mamma & babbo + 2 figli; l'unico vero turista ero però io, in quanto loro erano in giro solo quando non seguivano un convegno internazionale.

La
mattinata è stata di tutto riposo: a parte un radicale cambiamento nelle condizioni atmosferiche (sereno e poca umidità), era prevista una dimostrazione della coltivazione delle perle alla Mikimoto Pearl Island, a 5 minuti dall'albergo! L'
isola è infatti talmente vicina alla costa che non si usa un traghetto, ma si cammina su un brevissimo ponte. Il suo nome deriva dalla prima persona che sviluppò e perfezionò la tecnica di coltivazione delle perle, Kokichi Mikimoto. Dopo numerosi insuccessi, e sull'orlo della bancarotta, nel 1893 il signor Mikimoto riuscì a definire un protocollo ben preciso per far crescere le perle all'interno delle ostriche, dando il via alla coltivazione su larga scala, che si sarebbe poi diffusa nel resto del mondo.
L'isola è molto piccola e, secondo me, la più importante attrattiva è il
memoriale di Kokichi Mikimoto: una serie di sale che spiegano la vita di questo tenacissimo uomo, che non si è mai dato per sconfitto, neppure quando le traversie finanziarie e l'atteggiamento di divertito disprezzo dei suoi colleghi gioiellieri minacciavano di farlo abbandonare dall'impresa. E' stato costruito nel 1993, nel centenario della prima perla coltivata.
Molto interessante è anche l'attiguo Museo delle perle, che fornisce informazioni sulle perle dal punto di vista storico, scientifico ed industriale. Ad esempio, è mostrata una specie di piramide, con alla base la moltitudine di perle che si raccolgono, e in cima le perle che effettivamente vengono commercializzate: la percentuale di quest'ultime, irrisoria sul totale, determina l'alto prezzo che il consumatore deve pagare. Al secondo piano vi è la mostra di numerosi gioielli creati utilizzando le perle.

In realtà, senza le donne tuffatrici, dette in giapponese "ama", nemmeno Mikimoto sarebbe riuscito a fare nulla! Sono presenti solo in questa regione del Giappone, e pare che le prime ci lavorassero già 2000 anni fa. D'altro canto, l'orografia non è favorevole all'agricoltura (montagne a strapiombo sul mare) e quindi è stato naturale che le popolazioni del luogo si siano rivolte al mare per il sostentamento. Tutte le tuffatrici sono donne, per due ragioni: riescono a trattenere il respiro per più tempo degli uomini e hanno un maggiore strato adiposo sotto la pelle, che permette loro di meglio sopportare il freddo. Il loro simbolo è la tenuta bianca; si dice che spaventi i pescecani (non farei la prova...), ma è indossata anche per dare protezione contro le bruciature di sole e le punture delle meduse.
Un'altra caratteristica è il loro costante fischiare: serve ad aiutarle a respirare correttamente. Dopo profonde immersioni, respirare a pieni polmoni è molto pericoloso per il cuore e i polmoni stessi; perciò le donne respirano lentamente attraverso le labbra socchiuse, producendo appunto un fischio. Esso risuona molto triste nel cuore dei giapponesi ed è stato quindi chiamato "il lamento del mare".
Ogni tanto essere gaijin ha i suoi vantaggi: di fronte al negozio di perle c'è una struttura coperta, con comodi sedili e commento audio in numerose lingue (compreso l'italiano!), riservata apposta a noi stranieri per assistere alle dimostrazioni delle tuffatrici. Anche i depliant che illustrano in breve l'Isola sono tradotti in italiano: una piacevole novità dopo tante letture in inglese.


Dopo essere ritornati al mio albergo per pranzare, siamo ripartiti alla volta dei Santuari Ise Jingu, inseriti nel Parco Nazionale Ise Shima. Sono i più importanti templi scintoisti e sono composti dal Santuario Esterno, quello Interno e da oltre 100 templi minori. Il Santuario Esterno (
Geku) fu eretto nel 6° secolo in omaggio alle dee del cibo, degli indumenti e della casa. Ogni mattino si praticano offerte di cibo, presenziate da uno stallone bianco delle scuderie imperiali. L'edificio principale, al pari del Santuario Esterno, è costruito in legno di cipresso non verniciato, assemblato senza l'ausilio di chiodi. E' circondato da un alto steccato per proteggerlo alla vista e solo i membri della famiglia imperiale e i sacerdoti di alto rango possono accedervi. I visitatori non possono oltrepassare il 3° dei 4 torii che conducono al tempio.
Il Santuario Interno (Naiku), costruito nel 260 d.C., si trova a circa 6 km. da quello Interno; un servizio di autobus collega i 2 santuari. All'interno della struttura, molto simile a quella del Geku, è gelosamente custodito lo specchio sacro (kagami; secondo la leggenda, la dea del sole Amaterasu inviò suo nipote in Giappone perchè lui e i suoi discendenti lo governassero. Prima della sua partenza, la dea gli diede quelli che sarebbero diventati i simboli del potere imperiale: lo specchio, la spada e una serie di gioielli. Si narra abbia detto, nel porgere lo specchio: "Guarda questo specchio come se guardassi me". La spada è conservata nel Santuario Atsuta a Nagoya, i gioielli sono nel Palazzo imperiale a Tokyo).
I templi sono ricostruiti per intero ogni 20 anni: li si vuole mantenere in perfetto stato (non essendo trattato in alcun modo, il legno col quale sono costruiti è soggetto a tutta una serie di affezioni tipiche) per le giovani generazioni e si vuole dare l'opportunità ai sacerdoti scintoisti di apprendere le tecniche costruttive. Di solito, durante la vita dei sacerdoti ci sono 3 ricostruzioni: la prima, quando hanno 20 anni, li vede solo come osservatori; la seconda, a 40, li vede come costruttori, avendo imparato il mestiere durante la prima, e la terza, a 60 anni, li vede come "capi-cantiere". L'eventuale quarta, a 80 anni, di solito non li vede proprio, siccome l'aspettativa di vita degli uomini giapponesi è 74 anni!
Se a lato del torii vedrete una piccola costruzione con una specie di fontana e delle mestole, sappiate che servono agli scintoisti per purificarsi prima di oltrepassare il cancello (non passateci a lato, bensì in mezzo). Non è obbligatorio per i turisti purificarsi ma se intendete seguire il rituale, sappiate che si procede in questo modo: si prende un po' d'acqua nella mestola e ci si lava prima la mano sinistra. Si ripete l'operazione per la destra; ci si sciacqua la bocca senza fare gargarismi o sputi rumorosi, e tantomeno bere l'acqua che si è usato. Infine il liquido rimasto nella mestola viene fatta colare lungo il manico, in modo da lavarlo. Poi si passa attraverso il torii.

