02/12/2001    03/12/2001    04/12/2001    Informazioni

Se è vero ogni mia vacanza ha avuto il suo culmine, un luogo dal quale non sarei voluto andare via neppure a viva forza, per la Patagonia l'imbarazzo della scelta è stato gravissimo. Dopo un bel po' di riflessioni la Península Valdés è assurta al primo posto, vincendo di una strettissima incollatura su El Calafate e Ushuaia, a pari merito. Tutta "colpa" di Claudia e dell'alba a Punta Delgada, ma un po' di pazienza!


L'ennesimo volo interno mi ha tristemente portato all'aeroporto di Trelew nella sera del 01/12: risentivo ancora moltissimo dell'essermi lasciato con la coppia di spagnoli (avrebbero proseguito per B. Aires per giungere a casa) e dell'essermi spostato da un luogo nel quale mi ero trovato perfettamente a mio agio (El Calafate col relativo albergo). L'umore non era dei migliori ma l'accoglienza all'aeroporto e il tramonto che ho potuto ammirare dai finestrini del minibus diretto in albergo hanno risollevato la situazione. Per altro tragicamente affossata proprio dall'albergo (il Bahía Nueva, posto sul lungomare): piacevolmente intimo, con una bella vista, ma... senza ristorante! L'orario - 22,46 - non mi ha affatto spronato a intraprendere una peregrinazione notturna in cerca di cibo e la stanchezza ha fatto il resto: a letto senza cena!

La prospettiva è cambiata l'indomani mattina (2 Dicembre) di BUON ora, dopo aver consumato l'ennesima colazione abbondante : alle 7,30 ero già nel minibus pronto per la tanto - a ragione - rinomata Península Valdés, distante circa 140 km (esattamente, le distanze in gioco sono queste: da Puerto Madryn a Puerto Píramide ci sono 98 km, che salgono a 174 fino a Punta Delgada). Durante il giro per raccogliere i turisti negli altri alberghi la nostra guida, Felipe, si è fatto conoscere per il suo carattere divertentissimo. E' stata una fortuna perchè ha permesso di superare i kilometri di strada patagonica come se nulla fosse, fino a che siamo giunti nella cittadina di Puerto Pirámide. Il nome deriva da una formazione rocciosa che ha tale forma, ma purtroppo non sono stato capace di vederla.

Il primo impatto con la natura di questa parte della Patagonia è rappresentato dalle prime 2 foto della prima riga: le balene! Dopo essermi allacciato un obbligatorio ma scomodo giubbotto salvagente sono salito insieme alla solita torma di turisti sull'imbarcazione che ci ha portato nel Golfo Nuevo, antistante Puerto Pirámide, per il whalewatching delle balene franche australi. Consiglio vivamente di proteggere l'attrezzatura fotografica e/o cinematografica dagli spruzzi di acqua salata perché la salsedine é tremenda. Le foto "passabili" che pubblico sono solo letteralmente un paio per diverse ragioni: puntavo sempre la macchina fotografica nel punto "sbagliato", dovevo sgomitare con gli altri turisti per trovare un buon punto dal quale scattare le foto, ogni tanto mancavo qualche occasione e infine il periodo degli avvistamenti era sul punto di terminare. Mi sono un poco consolato passeggiando sulla bellissima spiaggia dalla quale sono partito alla volta delle balene (3° foto).



Non mi sono affatto dimenticato della quarta foto, tutto al contrario! Semplicemente merita una sezione tutta per sé perché fa da introduzione al magnifico, incredibile, affascinante, ___________ (nello spazio scrivete l'aggettivo che più vi piace) Faro di Punta Delgada. La Península Valdés é stata la punta di diamante della vacanza e Punta Delgada ne é stata a sua volta l'apice: il meglio del meglio. Di ritorno dalle balene abbiamo proseguito in minibus tra la steppa e le enormi estancias dedite all'allevamento di pecore fino a raggiungere il Faro, dove avrei pernottato. Gli altri componenti del gruppo non si sono fermati per la notte e non sapranno MAI cosa si sono persi!!

Dietro suggerimento di Felipe abbiamo deciso di pranzare in seguito e siamo subito scesi dalla mega-scalinata che porta alla spiaggia per fare conoscenza con gli elefanti marini della zona. E' un ritornello consunto, ma vero: le foto che vi mostro non rendono il brivido di sorpresa e di delizia che ho provato vedendo questa spiaggia rocciosa, a perdita d'occhio, punteggiata dalle cicciottelle rotondità degli elefanti marini dediti al pisolino! E' stata una sensazione che potete comprendere solo se l'avete provata sulla vostra pelle. La quarta foto della 1° riga e tutte quelle della seconda si riferiscono alla quella indimenticabile tarda mattina.

Panorama


Dopo aver lucullianamente pranzato Felipe mi ha fatto conoscere Claudia, una simpatica e bella (il che non guasta affatto) ragazza che lavora al Faro come guida (vi sarete rotti le p..... di sentirmi dire che ogni guida che ho incontrato era simpatica: è normale, volete che le guide turistiche siano scontrose?! Il fatto è che erano sul serio così brave e affabili: io apprezzo moltissimo la cosa). Ho salutato gli altri componenti del gruppo che proseguivano il giro della Península e poi... la PACE! Un silenzio quasi irreale è sceso tutto attorno e ho cominciato a comprendere quanto mi sarei trovato bene in quel luogo. Siccome la giornata era ancora lunga ho "testato" il letto della mia camera per un paio d'ore e poi mi sono avventurato lungo il "Camino de las ovejas". Indovinate chi trovo intenta a contemplare il mare, dall'alto della scogliera? Indovinato: Claudia. Mi ha invitato a scendere fino alla spiaggia con lei e ho entusiasticamente accettato. Le ore che ho passato con lei, che mi spiegava il comportamento degli animali e mi "spingeva" vicino ad essi quanto io mai avrei osato (rimanendo sempre entro i limiti di sicurezza, ovviamente) rimangono il ricordo più bello che serbo dell'Argentina. Le 4 foto di questa terza riga sono un misero esempio dell'unicità del luogo.

Pronti, ai posti...


Per quanto tardi possa farsi la sera, prima o poi viene e così ci siamo incamminati verso il Faro. Dopo averla salutata (e Dio solo sa cosa mi è costato lasciarla) ho bighellonato un po' e poi mi sono fiondato nel ristorante per consumare l'ennesima cena abbondante (di solito mi modero ma il cibo era così buono...). Per quanto strano possa sembrare, il tramonto non è stata una cosa memorabile: prova è che ho scattato solo una foto (la prima della fila). Prima di congedarmi definitivamente da Claudia le avevo chiesto a che ora sorgeva il sole, ricevendo come risposta un'occhiata che stava a significare "Ma sei pazzo??" e l'ora: 5-5,30. Memore degli insegnamenti del manuale di fotografia del National Geographic mi sono svegliato alle 5 (in condizioni psicofisiche devastate), scoprendo una luce promettente. Quando sono arrivato sulla spiaggia mi è invece semplicemente mancato il fiato. La seconda foto rende un poco lo spettacolo a cui ho avuto il privilegio di assistere.



La mattina del 3 Dicembre è proseguita coi miei vani tentativi di rimettermi a dormire. Vista l'inutilità della cosa mi sono alzato e dopo aver fatto colazione sono sceso di nuovo alla spiaggia con Claudia. Questa volta purtroppo non ero solo: un nuovo gruppetto di turisti era giunto al Faro e stava cominciando il giro che avevo intrapreso il giorno prima. Per quanto meno intima del precedente, anche quell'escursione alla spiaggia è stata fantastica. Probabilmente un po' "troppo" fantastica perchè quando è stata ora di lasciare quel luogo (e Claudia) non mi vergogno di aver fatto fatica a cacciare indietro le lacrime.

La meta successiva è stata la Caleta Valdés una lingua di terra che stringe il mare Atlantico fino quasi a create un piccolo lago. Si trova a qualche kilometro dal Faro e lungo la strada si possono ammirare panonarmi come quello mostrato nella terza e quarta foto della 4° riga. Alla Caleta non ho scattato molte foto e quindi ve ne mostro solo una, che credo però molto emblematica: è la prima della quinta riga.

Il pomeriggio è proseguito all'insegna dello spostamento in minibus lungo le famose (o famigerate?!) strade patagoniche. L'unica tappa intermedia è stata al Centro de Interpretación, situato nella stretta lingua di terra che fa di Valdés una penisola. Nell'interno del piccolo ma ben curato museo c'è uno scheletro completo di una balena franca australe e un resoconto altrettanto completo, della storia della colonizzazione della penisola (e dei numerosi quanto sanguinosi scontri con gli indios). Verso sera sono infine ritornato al Bahía Nueva, a P.to Madryn.


Il mio malumore nei confronti dell'albergo ha trovato una nuova ragione d'essere la mattina del 4 Dicembre: nessuno mi aveva avvertito per che ora sarei dovuto essere pronto per le due successive escursioni, così mi sono preparato per le 7,30 (tanto per stare sul sicuro). Mi sono venuti a prendere alle 9... la giornata è comunque stata molto bella per via della navigazione - opzionale - per vedere i delfini più piccoli del mondo (ovviamente parlo delle foto 2 e 3 della quinta riga!). Se ho avuto difficoltà con le grandi e lente balene, riuscire a beccare questi veloci cetacei è stata una continua sfida alla sfiga! Pur con qualche difficoltà, tra il rollio della barca e gli altri turisti tra i piedi, ce l'ho fatta.

La Caleta Valdés

L'ultima foto della fila è solo la prima delle miriadi che ho scattato nella tappa successiva della giornata, a Punta Tombo: le migliaia di pinguini di Magellano erano troppo belli - e buffi - per essere veri! Figuriamoci se ho lesinato sulla pellicola! Vestitevi decisamente leggero perchè, sebbene ci sia l'onnipresente vento, la temperatura è molto alta e si suda facilmente. Per quanto tempo avessimo a disposizone è finito anche troppo presto, così la guida mi ha lasciato all'aeroporto di Trelew, mentre il resto del gruppo ha proseguito per una visita alla cittadina di Gaiman. In realtà, avrei potuto partecipare anch'io ma poi sarei arrivato in aeroporto all'ultimo momento per prendere l'aereo per B. Aires e non è parsa una brillante idea.

L'addio a questa parte di Patagonia è stato ancora più duro perchè la mattina dopo sarei dovuto partire per le Cascate dell'Iguazù, al confine col Brasile e non avevo alcuna intenzione di patire il caldo e umidità che puntualmente ho trovato. Il tour era però quello e non avevo alcuna possibilità di influire sul corso degli eventi.




informazioniIl turista medio pensa che tutto gli sia dovuto, che abbia il permesso di fare quello che gli pare, invece è SOLO un OSPITE, e come tale deve rispettare determinate regole per la sua sicureza (la maggior parte dei turisti - cavallette di biblica memoria - se ci lasciasse le penne non sarebbe una grossa perdita) e per salvaguardare la flora e la fauna di cui sta godendo (la motivazione più importante, ma sempre crassamente ignorata). Per quanto riguarda Punta Delgada è quindi IMPERATIVO seguire queste regole:
- si possono avvicinare molto (meno di un metro, sempre cautamente) solo i piccoli di elefante marino (i cachorros), in quanto sono letteralmente affascinati da tutto ciò che non conoscono. Per gli esemplari adulti, specie i maschi, la distanza sale a 2/3 metri. Non importa che in quel momento stiano dormendo: avvicinandovi di più potreste spaventare un animale sveglio, generando un fuggi-fuggi generale
- non ponetevi mai tra gli animali e il mare: tagliate l'unica via di fuga, generando nervosismo. All'atto pratico, se siete abbastanza distanti dai mammiferi non siete visti come un ostacolo, anche perchè la spiaggia è larga kilometri. Questo vale se siete da soli o in piccoli gruppi: se siete in tanti ponetevi solo alle SPALLE degli animali
- quando vi avvicinate agli animali camminate rannicchiati e sedetevi subito dopo aver raggiunto la distanza di sicurezza: offrendo una sagoma bassa siete considerati soli degli scocciatori e non delle minacce
- NON TOCCATELI MAI
- parlate piano e non fate casino: il rumore disturba gli animali, e NON siete nella piazza del mercato
- non credo sia obbligatorio, ma per le discese alla spiaggia di Punta Delgada è molto meglio farsi accompagnare da una guida del luogo
- se un animale comincia a muovervi nella vostra direzione spostavi cautamente per lasciargli strada



Le sopracitate regole valgono più o meno anche per la permamenza a Punta Tombo:
- le distanze di sicurezza sono molto più ravvicinate per i pinguini, anche per forza di cose: gli spazi dove camminare sono esigui ma gli "abitanti" della colonia non badano molto alla presenza degli umani. In ogni caso, usate sempre il buon senso di cui dovreste essere dotati
- cedete sempre la strada agli animali, anche se questo dovesse significare deviare dal percorso che intendete seguire (come è capitato a me)
- ci sono tane delimitate da recinti (facilmente scavalcabili, però): NON invadete quelle aree per nessun motivo. Se volete fare foto ravvicinate di pinguini avrete solo l'imbarazzo della scelta
- NON sostate nel bel mezzo della passerella di legno (per intenderci, quella della 3° foto della sesta riga): richiamereste l'attenzione su di voi, facendo fermare i pinguini sotto al sole per fissarvi. E la cosa NON deve succedere. Al massimo fermatevi alle due estremità: non darete fastidio. Ci sono espliciti cartelli in tal senso ma qualcuno riesce sempre a fare la figura dello stronzo analfabeta
- per qualsiasi dubbio chiedete alle guide e non fate di testa (si fa per dire) vostra



Se passerete la notte al Faro di Punta Delgada (come vi auguro di tutto cuore) ci sono alcune cose da sapere:
- il complesso di edifici che troverete conta sul ristorante, dove si fa anche la colazione, il Faro vero e proprio e il "capannone" (in mancanza di una definizione migliore...!) dove si trovano le camere dell'albergo. Sebbene in origine fosse un'installazione della Marina Militare argentina, gli edifici sono stati ristrutturati molto bene
- la corrente elettrica nelle camere viene erogata da una certa ora del pomeriggio in poi
- l'acqua del bagno è utilizzabile per lavarsi ma non per essere bevuta (contiene tracce di sale): se avete sete potete ufuruire del bar self-service posto nell'ingresso del "capannone": le bevande extra, come le Coca Cola e via dicendo vanno annotate nella piccola lavagna, accanto al numero della vostra camera
- se necessitate di buio per dormire, state freschi, perchè alle finestre non ci sono altro che esili tendine. In ogni caso il panorama è talmente bello che non vorrete mai andare a letto
- in camera non ci sono né radio né televisione (io l'ho considerato un fatto estremamente positivo)
- il "Camino de las ovejas" è molto interessante e va sicuramente fatto se disponete di un po' di tempo: troverete il cartello indicatore in cima alla scogliera, prima di scendere non più di 5/6 gradini. E' un sentiero molto comodo che corre lungo la cresta della scogliera: da esso si può comunque scendere fino alla spiaggia ma occorre fare un po' di attenzione perchè la discesa è abbastanza ripida. Se avete la possibilità, fatelo con una guida del Faro

L'alba è qualcosa che non dimenticherete MAI, quindi potete fare il piccolo sforzo di alzarvi verso le 5,15 e scendere fino alla spiaggia, o anche solo sedervi sui gradini della scalinata. Vi assicuro che lo spettacolo vi ripagherà ampiamente del sonno perso.



Brilla per la sua assenza qualsiasi accenno alla città di Puerto Madryn: siccome non ho avuto alcun modo di vederla o di girarci, mi è sembrato perfettamente inutile riportare pedissequamente delle informazioni ricopiate dalla guida della Lonely Planet.